La bussola. La bussola è uno strumento molto curioso, noi umani abbiamo creato un oggetto che ci indica dove andare. Lo abbiamo pensato e concepito per poi costruirlo e utilizzarlo, ma perché non ci va a genio perderci? Perdersi porta in molti posti dove non si arriverebbe se si sapesse la strada. Ma è rischioso, direte voi giustamente. Trascorsi una notte nel deserto di Merzouga, tra le dune più belle del Sahara, e un berbero mi raccontò una storia che voglio condividere.
Durante un’escursione nel deserto, una donna giapponese, per motivazioni non chiare, si perse tra le dune, sola nel deserto, senza avere la minima idea di dove dirigersi. Il deserto è pericoloso, devi saper leggere le dune che cambiano di giorno in giorno, di ora in ora, di soffiata in soffiata. Come se non bastasse la paura che pervaderebbe la mente di un qualsiasi turista, si scatenò una tempesta di sabbia, una di quelle che non permette di vedere nulla, durante la quale la sabbia pizzica ogni lembo di pelle scoperto e il vento ti sbatte verso ogni dove. Lei era persa, completamente, se non fosse stato per una piccola luce, bianca e lontana, come una lanterna di un minatore infondo a una galleria, che ai suoi occhi doveva essere apparso come un Faro della salvezza. Quella luce proveniva da una tenda di un Tuareg, uno di quelli che il deserto lo respira. Riuscì ad arrivare alla sua tenda e si rifugiò, con una compagnia non indifferente. Aspettarono la fine della tempesta dopodichè riuscì a tornare al suo albergo, e terminato il viaggio, volse al Giappone.
Spesso succede che solo quando ci si perde ci si ritrova, e lei si era ritrovata innamorata del suo salvatore. Innamorata a tal punto che dopo pochi mesi prese un aereo, abbandonando la sua madrepatria, e sposò il Tuareg.
Ora, se questa donna avesse avuto una bussola, o se fosse stata in grado di leggere le stelle, avrebbe ritrovato la strada di casa, ma non avrebbe perso qualcosa di molto più grande e dal valore inestimabile? Potrei stilare pagine e pagine riguardo le dune del Sahara, ma non sarei mai in grado di descrivere il senso d’immensità e gloria che esse trasmettono.
La loro bellezza è unica e la loro potenza si staglia nel pensiero di chiunque osservi impotente queste curve levigate dal vento. Quando ho camminato su queste dune, mi sarei voluta perdere tra di esse, perché l’emozione provata sotto il sole africano, tra i granelli dorati che compongono questo mare, è un qualcosa che una penna su carta non può racchiudere ma che di certo non posso dimenticare.
Questo io, pensate cosa può aver provato la donna del racconto.
Quindi si, la bussola ci guida ed è utile, ma non dimentichiamo quanto l’ignoto sia splendido, pensate a Colombo che casualmente scoprì l’Ignoto che oggi ribattezziamo come America. Il deserto è quell’ Ignoto, ma non v’invito a perdervi tra le sue dune, v’invito a perdere voi stessi ammirandole.




